Mutuo superiore al prezzo di vendita, scatta l’accertamento fiscale

Con l’ordinanza n. 23379, la Cassazione ha stabilito che in caso di mutuo superiore al prezzo di vendita scatta l’accertamento fiscale.

Il caso riguarda una società immobiliare di Milano che aveva venduto degli appartamenti dichiarando un prezzo inferiore rispetto ai mutui contratti. L’Agenzia delle Entrate aveva dunque emesso un avviso di accertamento contestando dei ricavi in nero.

La società immobiliare aveva fatto ricorso, ma la Ctp di Milano aveva confermato l’atto impositivo, confermato anche in secondo grado e poi dalla Cassazione.

Secondo quanto spiegato dalla sezione tributaria, ai fini dell’accertamento del maggior reddito d’impresa, lo scostamento tra l’importo dei mutui e i minori prezzi indicati dal venditore è sufficiente a fondare la rettifica dei corrispettivi dichiarati, non comportando ciò alcuna violazione delle norme in materia di onere probatorio e non potendosi escludere in materia di presunzioni semplici che l’accertamento trovi fondamento anche su un unico elemento presuntivo.

Ai fini degli accertamenti tributari, non è necessario che gli elementi assunti a fonte di presunzioni siano plurimi, benché gli artt. 2729, primo comma, cod. civ., 38, terzo comma, 39, quarto comma, del dpr. n. 600/1973 e 54 del dpr. n. 633/1972 si esprimano al plurale, potendo il convincimento del giudice fondarsi anche su un unico elemento, preciso e grave, la valutazione della cui rilevanza, peraltro, nell’ambito del processo logico, non è sindacabile in sede di legittimità qualora sia sorretto da una adeguata motivazione che sia immune da contraddittorietà.

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